Innovazione dai margini: come l’Open Innovation Outside-In sta cambiando il modo di innovare nelle Aziende

In occasione della Giornata Mondiale della Creatività e dell’Innovazione, vale la pena fermarsi a riflettere su come stia evolvendo il concetto stesso di innovazione aziendale.

Per molto tempo, innovare ha significato sviluppare idee all’interno dell’Azienda, spesso in reparti di ricerca e sviluppo isolati dal mercato.

Un modello lineare e chiuso, che ha guidato per anni le principali strategie di innovazione.

Oggi questo approccio non è più sufficiente.

La trasformazione digitale e la continua evoluzione tecnologica hanno reso l’innovazione un processo aperto, distribuito e in costante cambiamento.

In questo contesto, si afferma il paradigma dell’Open Innovation, introdotto da Henry Chesbrough, che promuove la collaborazione tra Aziende e attori esterni, come Startup, Università e Centri di ricerca, superando i confini della R&S tradizionale.

La letteratura distingue tre modalità principali: outside-in (dall’esterno verso l’interno), inside-out (dall’interno verso l’esterno) e coupled (modello ibrido e collaborativo), in base alla direzione dei flussi di conoscenza.

In questo articolo, ci concentreremo sull’approccio outside-in, esplorandone una declinazione sempre più rilevante:

l’integrazione di innovazione proveniente da attori emergenti e meno strutturati.

innovation

Cos’è l’Open Innovation Outside-in?

L’Open Innovation outside-in rappresenta una specifica modalità del paradigma dell’Open Innovation, focalizzata sull’integrazione di conoscenze e soluzioni provenienti dall’esterno, con particolare attenzione agli attori emergenti e meno strutturati.

In questo senso, possiamo definire l’Open Innovation outside-in come un modello in cui le Aziende non si limitano ad acquisire conoscenza esterna, ma riconoscono e integrano soluzioni sviluppate da attori più piccoli e spesso lontani dai centri tradizionali.

Questo approccio emerge per ragioni molto concrete, legate al modo in cui si intercettano e si integrano valore e innovazione:

1) La conoscenza è sempre più distribuita

La conoscenza non risiede più solo all’interno delle Aziende, ma si sviluppa continuamente tra Startup, Università, Centri di ricerca e, in questo caso, anche tra Community indipendenti.

Questo rende impossibile pensare di innovare in modo isolato.

2) I cicli di innovazione sono sempre più brevi

Allo stesso tempo, in molti settori, soprattutto digitali, i cicli di innovazione si sono accorciati: ciò che ieri rappresentava un vantaggio competitivo, oggi rischia di essere già superato.

In questo scenario, nessuna organizzazione è in grado di stare al passo contando esclusivamente sulle proprie risorse interne.

3) Le Aziende hanno bisogno di maggiore agilità

A questo si aggiunge il bisogno di agilità: le strutture aziendali tradizionali, per loro natura, sono spesso rigide e lente nel reagire.

Al contrario, realtà più piccole come le Startup sono veloci e progettate per adattarsi.

Collaborare, quindi, rappresenta un modo concreto per accedere a velocità e capacità che all’interno dell’Azienda non si hanno.

collaborazione

Come attivare l’Open Innovation outside-in?

Tuttavia, adottare un approccio di Open Innovation outside-in significa ripensare il modo in cui si intercetta e si integrano il valore e l’innovazione all’interno dell’Azienda stessa.

Vediamo in che modo:

1) Ampliando il campo di osservazione oltre gli attori tradizionali

Un primo passo è ampliare il proprio campo di osservazione, non limitandosi agli attori più strutturati, ma includendo Startup early-stage, Community indipendenti, Centri di Ricerca emergenti e contesti meno convenzionali, dove spesso nascono segnali ancora deboli, ma altamente innovativi.

2) Creando meccanismi per testare rapidamente le soluzioni

Allo stesso tempo, è fondamentale sviluppare meccanismi che permettano di testare rapidamente queste soluzioni.

Modelli come il venture clienting, le collaborazioni pilota o i programmi di co-sviluppo consentono di sperimentare innovazioni in modo agile, senza doverle integrare subito in maniera definitiva.

3) Sviluppando una reale capacità di ascolto organizzativo

Un altro elemento centrale è la capacità di ascolto.

L’Open Innovation outside-in richiede organizzazioni disposte a lasciarsi influenzare, mettendo in discussione processi consolidati e aprendosi a logiche e metodi nuovi che arrivano dall’esterno.

4) Integrando l’innovazione attraverso una funzione di “traduzione”

Infine, serve una funzione di “traduzione”.

Trasformare intuizioni distribuite in applicazioni concrete richiede competenze progettuali, capacità di sintesi e una forte connessione interna tra visione strategica e sperimentazione operativa.

idea innovativa

È integrando questi passaggi che l’Open Innovation outside-in diventa realmente efficace all’interno dell’Azienda.

Ma per comprendere meglio il valore reale di questo approccio, vediamo come alcune Imprese hanno già inserito questo approccio all’interno di modelli operativi concreti.

Un caso emblematico è quello di Procter & Gamble, che ha rivoluzionato il proprio modo di innovare.

L’Azienda ha deciso che oltre il 50% delle innovazioni dovesse provenire da Partner esterni, collaborando con Startup, Università e Inventori indipendenti.

Questo cambiamento ha portato ad un’accelerazione significativa nello sviluppo di nuovi prodotti e ad una crescita concreta del Business.

Un altro esempio interessante è Unilever, che attraverso la piattaforma Unilever Foundry collabora con migliaia di Startup, testando soluzioni in modo rapido tramite progetti pilota.

Questo modello, molto vicino al venture clienting, permette all’Azienda di sperimentare innovazioni, senza doverle sviluppare da zero.

Questi casi diventano veri esempi di Open Innovation outside-in, in quanto, le soluzioni sviluppate da attori esterni, spesso piccoli, oltre ad essere adottate dall’Azienda, finiscono per influenzare in modo significativo le scelte strategiche e i modelli operativi del Business.

In altre parole?

L’innovazione oggi non nasce solo nei Centri riconosciuti, ma si sviluppa ai margini, ed è anche lì che le Aziende devono imparare a guardare.

partnership

Dall’idea alla struttura: dove entra in gioco Fragmenta

Tuttavia, aprirsi all’esterno senza avere una struttura solida internamente rischia di creare solo dei problemi all’Azienda stessa.

L’innovazione per progredire, infatti, ha sempre bisogno di due elementi:

  • visione, per capire in quale direzione l’Azienda deve puntare
  • struttura, per integrare al meglio ciò che arriva dall’esterno

Ed è qui che entrano in gioco Studi come Fragmenta.

Ci occupiamo di Consulenza, Progettazione e Sviluppo d’Impresa, supportiamo Imprese e Imprenditori nel trasformare l’innovazione in modelli di business e strutture operative concrete, dalla strategia alla realizzazione.

Un approccio che non si limita ad ottimizzare ciò che già esiste, ma lavora in profondità, affinché performance, sostenibilità e crescita siano parte dello stesso sistema.

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